Sul nostro palco in dodici anni sono passati tanti artisti. Fra di essi, molti di loro sono stati dei veri amici del festival. E fra gli amici, certamente spiccava Libero De Rienzo, Picchio. Ci diede un aiuto concreto nell’organizzare l’edizione 2017, realizzata con grande difficoltà a Farfa, contattando amici e colleghi perché partecipassero e leggendo Sognando Babilonia, libro tanto introvabile di Richard Brautigan, che ci costrinse ad usare la copia personale dell’editore, Marcos y Marcos. Quando Minimum fax l’anno successivo ristampò il libro, un po’ se ne attribuiva il merito anche lui.
Ci teneva a far scoprire libri nascosti, sceglieva sempre lui le letture che voleva fare da noi, amava la libertà che gli riconoscevamo, fidandoci di lui.

Tornò l’anno successivo a Rieti, con una dissacrante lettura di Bubba Ho-Tep di Lansdale, testo diverso da quello concordato, alla cui lettura teneva moltissimo, tanto da realizzarla quasi integrale, in una performance lunghissima che solo un artista come lui poteva sostenere.

Libero De Rienzo è stato un attore e regista che, pur raccogliendo consensi, aveva il talento per incontrare ancora maggiore successo, ma per noi era soprattutto un uomo colto, curioso e generoso, un sognatore e visionario.
Artethica, festival del cinema che realizzò a Procida, era un progetto ambizioso cui aveva dato il cuore, che ci aveva subito conquistato: parlammo a lungo di una collaborazione fra i due festival, ma Libero non riuscì mai a riprendere in mano quel sogno.
Aveva il rammarico che Fortapàsc non fosse stata per Giancarlo Siani, personaggio cui era molto legato, quello che I cento passi aveva rappresentato per Peppino Impastato, mentre era stupito del successo che ancora riscuoteva Santa Maradona, film che lo ha consacrato e che aveva incontrato unanime consenso di pubblico e critica.

Ci propose progetti coraggiosi come lui, che non realizzammo perché ci sembrava volasse sempre troppo alto, ma è da un confronto con lui che iniziammo ad elaborare l’idea degli eventi LSC Off, che avrebbero dovuto vederlo spesso protagonista.
Ci resterà il ricordo del suo talento e della sua umanità e una certezza: la sua versione di Moby Dick, che integrava letteratura, teatro e fumetto, sarebbe stata meravigliosa.
Ciao Picchio, ci manchi già.