Fabrizio Moscato, direttore di LSC, e Antonio D'Onofrio, Presidente della Fondazione Varrone (Foto Rieti Life)
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Conclusa con successo la decima edizione di LSC, ospitiamo volentieri questa intervista ad Antonio D’Onofrio, presidente di uno dei principali partner di Liberi sulla Carta, la Fondazione Varrone, che ringraziamo per la disponibilità e lo spirito di collaborazione dimostrato nei confronti del nostro Festival. 

Presidente d’Onofrio, i numeri di Liberi sulla Carta testimoniano che Rieti ha accolto bene l’offerta culturale.

C’è davvero molta soddisfazione per la riuscita della manifestazione. Noi siamo convinti che Liberi sulla Carta può crescere ancora, che ci sia ampio spazio per sviluppare questa realtà fino a farla diventare qualcosa di importante per tutti noi. Rieti ha offerto uno spazio di accoglienza all’altezza delle aspettative, ci sono tutte le premesse per fare ancora meglio.

Si sente spesso dire che nel capoluogo della Sabina “non accade mai niente”. E’ solo uno stereotipo?

C’è un fondo di verità. Io dico sempre che in questo territorio “ci sono un sacco di fili d’erba che però non fanno un prato”. Noi dobbiamo creare un modello per la città, coinvolgendo e coordinando tutta l’offerta che è intorno ad essa, il comprensorio e il territorio; perché a noi non manca davvero nulla: abbiamo l’archeologia, paesi e bellissimi borghi, laghi, montagne, ma non riusciamo a fare rete come dovremmo. Dobbiamo scoprire e riscoprire un territorio che è bellissimo.

Quale è secondo lei la prima delle priorità su cui lavorare?

Le direi il tema delle infrastrutture, ma non voglio essere noioso. Le dirò che noi dobbiamo essere nelle condizioni di comunicare al meglio il nostro valore, costruendo prima di tutto la consapevolezza nei reatini di quanta bellezza abbiano da mettere a disposizione. Noi abbiamo un territorio che è integro, pulito e sano, che offre molto: torno ad elencare, i nostri prodotti tipici, la storia potente di San Francesco nelle nostre città, la nostra ospitalità e le manifestazioni culturali, come il Reate Festival o appunto Liberi sulla Carta.

Che valore aggiunto possono dare i festival culturali?

Io credo che manifestazioni del genere abbiano una valenza che risuona al di fuori del territorio, che abbiano un peso universale. Liberi sulla Carta ha a che fare con la consapevolezza e con la libertà, Liberi sulla Carta lavora per la democrazia: perché la piccola editoria ha dalla sua la possibilità di far sentire la propria voce al di là dei grandi gruppi o conglomerati editoriali, le aggregazioni e il condizionamento dei poteri economici. La piccola editoria ci fa liberi; se noi siamo liberi, se voi siete liberi e se Liberi sulla Carta continua a crescere, ci renderà tutti ancora più liberi.